domenica 8 settembre 2013

I droni che consegnano pacchi sul balcone


Esperimento della cinese SF Express: i robot volanti possono effettuare il servizio senza essere guidati da un essere umano
 Un abitante della città cinese di Dongguang, nel sud del Paese, ha fotografato un oggetto volante non identificato che volava a bassa quota e ha pubblicato l'immagine su Weibo. Non si trattava però di un Ufo, dato che l'oggetto riportava il logo di una nota compagnia di spedizioni locale, la SF Express. Era semplicemente una delle prima sperimentazioni di consegna a domicilio tramite drone, un'usanza che promette di diffondersi presto a Pechino e dintorni grazie alla legislazione più lassista rispetto a quelle di altri Paesi.

 Non si conoscono i dettagli tecnici del drone, dato che la SF Express non ha voluto rivelarli completamente. Quel che si può vedere dalle immagini e capire da quel che è emerso dai servizi dei media locali è che si tratta di un drone a 8 rotori, in grado di volare a una quota massima di cento metri, con una buona autonomia, una capacità di carico stimata intorno ai 3 kg e dotato di un sistema di navigazione satellitare in grado di renderlo autonomo nel viaggio. La consegna avviene con un margine di errore di due metri, correggibile da un operatore da remoto. Di sperimentazione si tratta ma le prospettive per un suo impiego sono ottime, almeno a sentire i commenti di SF Express. La soluzione si presta a risolvere problemi di consegna durante le ore in cui il traffico a terra è congestionato. Ma è potenzialmente interessante anche l'applicazione per le consegne in località rurali impervie e remote e per la consegna 'al piano', o meglio 'alla finestra', nei sempre più numerosi grattacieli cinesi. 
Non è la prima volta che in Cina viene testato il nuovo mezzo di consegna. Qualche mese fa un'azienda di prodotti dolciari aveva provato a consegnare nello stesso modo le torte ma aveva poi subito il divieto di operare dalle autorità locali, dato che non aveva ottenuto il permesso che deve rilasciare l'Authority per l'aviazione civile di Pechino. Permesso invece regolarmente concesso alla SF Express. Anche negli Usa e in Europa sono stati fatti tentativi analoghi, anche se mai della stessa portata. Nel Regno Unito la DominoPizza ha dimostrato la consegna a domicilio della pizza, mentre a Philadelphia un'intraprendente lavanderia ha fatto trasportare a un drone a 4 rotori i vestiti lavati e stirati. Questa però è la prima volta che un drone è in grado di giungere a destinazione senza l'assistenza umana. Nell'esperimento inglese erano necessari due persone che controllassero il volo del drone, mentre a Philadelphia era indispensabile che una persona seguisse passo passo il velivolo, rendendo in entrambi i casi poco più che promozionale l'esperimento. 



venerdì 6 settembre 2013

Cina, il bimbo di 5 anni che vola da solo


La scuola di volo non ha proprio età!

He Yede ha solo cinque anni, ma ha già imparato a volare. Dopo venti lezioni di volo, sabato 31 agosto lo straordinario bambino (soprannominato Duoduo) ha pilotato da solo un aereo leggero a cento metri d'altezza, sorvolando per 47 minuti lo zoo di Pechino. Insieme a lui era presente un istruttore di volo, che però ha trascorso tutto il tempo con le mani poggiate fuori dall'abitacolo del mezzo, per mostrare inequivocabilmente che il piccolo stava guidando da solo.

L'impresa è stata filmata dal padre di Duoduo, He Liesheng, con l'intenzione di spedire il video alla World Record Association e far entrare il figlio nel Guinness dei primati come
il pilota più giovane del mondo. Per ricevere una risposta dall'ente ci vorrà certamente del tempo. Intanto, però, la storia del piccolo Duoduo è stata riportata dalle televisioni e dai giornali di tutto il pianeta.

Oltre a plaudere al coraggio di Duoduo, però, in molti hanno sollevato una questione etico-educativa:
è giusto che un bimbo così piccolo venga spinto a imprese di questo genere? Sembra infatti che non sia la prima volta che il padre del bambino si inventi strane e pericolose prove a cui sottoporre il figlio.


He Liesling, soprannominato «Papà Aquila», è conosciuto in tutta la Cina per aver fatto fare a Duoduo una gara di vela e un'ascesa di 15 ore sul Monte Fuji, in Giappone. L'anno scorso fece il giro del mondo il video in cui il bambino correva nudo per i sentieri di Central Park, a New York, con la neve e una temperatura inferiore ai dieci gradi.

He Liesling ha sempre difeso il suo metodo educativo come un modo per «
temprare il carattere del bambino
». In questo caso, poi, il genitore ha specificato che Duoduo è appassionato di aerei e che, facendogli prendere lezioni di volo, non ha fatto altro che «assecondare le sue attitudini, prendendo tutte le precauzioni necessarie per la sua sicurezza».
La questione, com'era prevedibile, sta facendo molto discutere. Duoduo è una vittima innocente della voglia di celebrità del padre?


 Oppure è un bambino fortunato con un padre che asseconda le sue passioni? Difficile dirlo.

giovedì 5 settembre 2013

Gli ultimi Tomcat: la punta di lancia dell’Aviazione Iraniana

Dopo aver fatto scuola di volo, nell'ambito della difesa aerea negli anni ottanta in occidente, oggi i Tomcat trovano impiego solo in pochi paesi.



A distanza di più di trent’anni dalla loro immissione in servizio presso l’allora Aeronautica Imperiale Iraniana, sopravvissuti alla rivoluzione islamica, all’ estenuante guerra con l’Iraq degli Anni ’80 e all’embargo sui pezzi di ricambio USA, gli F-14 Tomcat continuano a rappresentare il baluardo del regime iraniano a protezione dei propri cieli.

Le origini della scelta di questo velivolo da parte

Al fine di ristabilire un equilibrio strategico più soddisfacente con il potente vicino, l’establishment iraniano, capeggiato dallo Shah in persona, richiese agli Stati Uniti di poter esaminare i migliori tra i “teen fighter” allora in fase di pre-produzione per le forze aeree americane. A seguito di un approfondito confronto tra l’F-15 Eagle e l’F-14 Tomcat gli ufficiali dello Shah optarono per quest’ultimo impressionati, oltre che dalle evidenti qualità del velivolo nel combattimento manovrato, soprattutto dalle prestazioni in combattimento BVR (beyond visual range). Il potente radar AWG-9 del Tomcat, infatti, aveva un raggio di scoperta superiore ai 160km nei confronti dei bombardieri, la capacità di tracciare contemporaneamente 24 bersagli aerei, inseguirne 18 e attaccarne simultaneamente 6 con i missili AIM-54A (dotati di sistema di guida semi-attivo e gittata vicina ai 130km), prestazioni all’avanguardia all’epoca e comunque di assoluto rilievo ancora oggi.

iraniana risalgono alla fine degli anni ’60, quando emerse la necessità di provvedere a migliorare drasticamente le capacità di controllo e protezione del proprio spazio aereo a seguito di approfonditi studi della forza aerea stessa, che certificavano l’impossibilità di eliminare i punti ciechi nella rete di sorveglianza radar, determinati dalla presenza delle alte catene montuose che caratterizzano parte dei confini del paese con i due vicini allora considerati più problematici: l’Iraq e l’ URSS. A peggiorare ulteriormente la situazione contribuì, nei primissimi anni ’70, l’apparizione nei cieli iraniani dei nuovi velocissimi ricognitori sovietici Mig-25R Foxbat praticamente non intercettabili da parte degli F-4 Phantom II di cui era allora dotata l’Aeronautica Imperiale Iraniana.

Gli iraniani sostengono inoltre, di essere in grado di poter riprodurre in autonomia il missile AIM-54 Phoenix, (le cui scorte dovrebbero ormai essere ridotte a poche decine di esemplari rispetto agli originari 284 consegnati), versioni più performanti dei vecchi AIM-9P (rinominati Fatter) e AIM-7E oltre che di aver integrato anche bombe laser-guidate da 900kg. Tale supposta capacità persiana di riprodurre il missile Phoenix, è derubricata a pura propaganda in ambito occidentale, dato che circolano in rete diverse immagini dei Tomcat che testano una fantomatica versione aria-aria del noto missile terra-aria Raytheon MIM-23 Hawk a guida semi-attiva (fornito in grandi quantità all’Iran ai tempi dello Shah e rinominato Sedjeel in questa versione). Più recentemente, nei primi mesi del 2012, sono apparse altre foto che inquadrano un Tomcat iraniano armato con il missile aria aria russo Vympel R-27 (AA-10 Alamo in designazione NATO). Tali tentativi di integrazione di un nuovo missile per ingaggi BVR sembrerebbero confermare che, al netto delle dichiarazioni iraniane, le scorte degli AIM-54 siano tutt’altro che a livelli di sicurezza e inoltre, generano diversi dubbi sulla reale valenza operativa dei velivoli dato che si tratta, in tutta evidenza, di soluzioni di ripiego che non riescono sicuramente ad eguagliare l’originale binomio AWG-9/AIM-54.


mercoledì 4 settembre 2013

DA BOSCOMANTICO ALL’ISOLA D’ELBA CON L’I-A530





Dalla scuola di volo di Verona Boscomantico all'Isola d'Elba a bordo di un Eurostar, il racconto di un viaggio emozionante di due piloti.

L’Isola d’Elba è una meta classica che molti piloti prima o poi pensano di raggiungere in volo, e noi, “ultraleggeristi” di Boscomantico, non facciamo eccezione. Io e Fabrizio Tumminello abbiamo iniziato a pensarci già lo scorso inverno, stabilendo che poteva essere una meta alla portata della nostra fresca abilitazione al VDS Avanzato, e quindi pianificabile nella prossima primavera o estate.

Sarebbe stata la meta più distante tra tutte quelle fino ad allora raggiunte, con una complicazione in più: l’attraversamento dell’Appennino. Ci siamo quindi informati soprattutto su questo punto, cercando consigli su internet e parlando con i soci piloti di A.G. che l’avevano già fatto. In molti ci hanno detto che il problema più grosso è rappresentato dalle nuvole che si formano sulle montagne soprattutto nel pomeriggio, cioè sulla via del ritorno, che possono costringere a significativi cambi di rotta o a posticipare l’attraversamento. Dovevamo quindi rinunciare a questa esperienza? Nemmeno per sogno! Cartine alla mano abbiamo iniziato a cercare gli aeroporti e le aviosuperfici poste alle pendici dell’Appennino, per capire dove fosse possibile atterrare per attendere un miglioramento delle condizioni meteorologiche, o pernottare per tentare l’attraversata il mattino successivo. Alla fine abbiamo deciso quale sarebbe stata la rotta da seguire, cercando di interessare al minimo i vari spazi aerei controllati della Pianura Padana e della Toscana. Ecco la nostra rotta: Boscomantico (LIPN), San Martino B.A., Carpi (LIDU), Pavullo (LIDP), Massa Cinquale (LILQ), Viareggio, Marina di Pisa, Livorno, Castiglioncello, Cecina (Aviosuperficie), Il Gabbiano (Aviosuperficie), Piombino, Marina di Campo – Elba (LIRJ). Decidiamo anche un’altra cosa: visto che sarà la nostra prima attraversata dell’Appennino, aspetteremo una Domenica con un’alta pressione diffusa su tutta la rotta ed una previsione di cielo sereno o poco nuvoloso sull’Appennino. La meteo di questa primavera non ci ha aiutato, perciò abbiamo dovuto aspettare parecchio, finché il 28 Luglio 2013 si sono verificate le tre condizioni tanto attese: giorno Domenica, l’I-A530 disponibile per l’intera giornata e previsioni di cielo sereno sul tratto appenninico.

Alle 9:00 del mattino eravamo a Boscomantico; una telefonata all’aeroporto di Marina di Campo per sentire se era tutto a posto, un’ultima occhiata ai NOTAM in rotta, il rituale giro di controllo intorno all’aeroplano, la verifica del “pieno”, il cosciale con il piano di volo operativo, le cartine aeronautiche con il percorso tracciato, un GPS principale (iPhone con AirNavigationPro) e un GPS secondario (tablet da 7 pollici): nulla doveva essere lasciato al caso. Tutto pronto, via dall’elica e accensione del motore: si parte!

Grande era l’emozione e la consapevolezza dell’impegno che il volo avrebbe richiesto, soprattutto riguardo i contatti con gli enti di controllo del traffico aereo e la scrupolosa osservazione delle “regole dall’aria”. Lasciato Boscomantico contattiamo Padova Informazioni, alla quale comunichiamo la nostra rotta e l’assenza del piano di volo. Giunti a Carpi segnaliamo l’intenzione di un passaggio cielo-campo e proseguiamo in direzione di Modena. Lasciata la città di Modena alla nostra sinistra, chiediamo a Padova Informazioni il permesso di iniziare la salita fino a 7.500 piedi. Padova ci coordina con Bologna Avvicinamento, il quale ci assegna un codice transponder e ci autorizza a salire. Proseguiamo quindi verso Pavullo e poi iniziamo la traversata dell’Appennino sotto il controllo radar di Bologna Avvicinamento, fino a quando ci viene detto di contattare Milano Informazioni. Siamo contenti perché, nel pieno rispetto delle previsioni meteo, tutta la tratta dell’Appennino è sgombra dalle nuvole e la visibilità è ottima; individuiamo con facilità il Monte Cimone, sul quale è presente la famosa stazione meteo.

Arrivati in prossimità della costa tirrenica siamo ancora alla quota di 7.000 piedi per superare le ultime montagne e, con nostra sorpresa, l’Appennino termina quasi a strapiombo sul mare; tiriamo l’aria calda ed impostiamo una discesa su Massa Cinquale con il motore a 3.000 giri fino alla quota di 1.000 piedi.

Proseguiamo quindi verso Sud sorvolando la costa tirrenica fino a quando, in prossimità di Viareggio, passiamo sotto il controllo di Pisa Avvicinamento. Di nuovo sotto controllo radar, ci viene chiesto di scendere a 500 piedi per non interferire con le rotte di avvicinamento degli aeromobili diretti all’aeroporto di Pisa. Passata Livorno ci comunicano di risalire a 1.000 piedi e, poco oltre, Pisa Avvicinamento ci lascia in consegna a Roma Informazioni. In prossimità di Piombino iniziamo la traversata verso l’Isola d’Elba e contattiamo Marina di Campo informandoli che intendiamo fare il giro dell’isola in senso orario ed alla quota di 1.000 piedi. Poco dopo sentiamo per radio che un altro traffico di Aviazione Generale è dietro di noi ed ha intenzione di fare il giro dell’isola in senso orario alla nostra stessa quota, perciò teniamo gli occhi aperti. All’Elba incontriamo vento da Sud-Ovest e nuvole basse che coprono i rilievi più alti dell’isola, ma questo non ci guasta lo spettacolo della costa e dei vari paesini, alcuni dei quali molto piccoli e isolati.

Effettuati i tre quarti del periplo dell’Elba, osserviamo che l’indicatore del livello del carburante é oltre l’ultimo quarto, perciò contattiamo Marina di Campo per chiedere istruzioni per l’avvicinamento. La pista in uso é la 16, con 15 nodi di vento per fortuna quasi frontali. L’avvicinamento alla 16 è un po’ particolare, perché non si può effettuare un lungo finale. E’ necessario avvicinarsi e scendere facendo una S intorno ad una collina posta in prossimità della testata pista 16, perché altrimenti risulta impossibile impostare un corretto sentiero di discesa. Così dopo 3 ore e 15 minuti di volo tocchiamo terra a Marina di Campo: missione compiuta!



Paolo Zerlotto

martedì 3 settembre 2013

Jet Cessna Citation M2, esce dalle linee di produzione il primo esemplare

Cessna fa ancora scuola volo nel settore dei business jet.
Cessna celebra la produzione della prima unità del Citation M2. Il nuovo business jet è appena uscito dalle linee di produzione dello stabilimento di Indipendence, in Texas. La consegna dell'M2 è prevista per il quarto trimestre del 2014.

Qualche mese fa il celebre produttore ha illustrato alcune doti del modello, che colma il divario tra l’entry-level Mustang 




Il suo design nasce da un lungo lavoro di affinamento, che ha portato a definire in modo ottimale ogni dettaglio. All’interno il Citation M2 offre spazio per sei passeggeri, cui si aggiungono i due uomini di equipaggio.


Agli ospiti sarà riservato un mondo di classe, una specie di piccolo salotto in grado di volare fino a 741 chilometri orari di velocità di crociera, con un’autonomia di 2.408 km. Il successo del modello sembra probabile, a dispetto della crisi in atto.

I risultati del lavoro condotto dai tecnici e dalle maestranze sono stati estremamente positivi. Chi ne ha gestito le dinamiche parla in modo molto positivo del prodotto, che si appresta a fare la gioia della fortunata clientela. La sua maneggevolezza e le altre doti ne fanno un modello adatto al charter.

lunedì 2 settembre 2013

L’aeronautica militare russa aspetta il nuovo super-caccia

L'aeronautica militare russa fa ancora scuola di volo militare con i suoi avveneristici "guerrieri".
Il Primo Ministro russo Vladimir Putin, dopo aver visitato gli stabilimenti industriali Sukhoi di Mosca, ha dichiarato che tutto il lavoro sul nuovo caccia in dotazione all’ aeronautica militare russa sta procedendo come da programma, tanto che il super-caccia Sukhoi T-50 di nuova generazione verrà sottoposto già dal prossimo mese ad una serie di prove molto rigorose.

“Prima che entri in produzione, dovranno essere effettuati circa 2.000 voli di prova. A giudicare da come il lavoro è organizzato, non abbiamo dubbi che saranno effettuati tutti i test necessari e che le nostre forze armate riceveranno i caccia per tempo”  ha affermato Putin.

Secondo Putin, entro i prossimi dieci anni l’esercito russo riceverà più di 1.500 nuovi velivoli ed elicotteri, così come circa 200 sistemi missilistici. Inoltre, la Russia unirà la difesa anti-missilistica e quella antiaerea in un unico sistema di difesa.

Il Premier ha infine aggiunto che, malgrado la crisi, l’industria aerospaziale  a scopi militari ha ricevuto circa 3 miliardi di dollari di investimenti statali ed un altro miliardo e mezzo in crediti garantiti dallo Stato.



domenica 1 settembre 2013

Pronto a spiccare il volo
il primo “Cygnus”


Anche nello spazio l'Italia fa scuola di volo. E’ il primo dei nuovi moduli cargo “made in Italy” per la Stazione Spaziale. 

 Le navette spaziali americane, ormai da due anni non svolgono più il loro regolare servizio Terra-Spazio, e ritorno, e sono ormai collocate in diversi musei americani.  


Ma verso la ISS, la Stazione Spaziale Internazionale, abitata in modo permanente da sei astronauti di diverse nazionalità, il “traffico” prosegue; ed è indispensabile per far sì che la ISS e il suo equipaggio possano continuare ad essere operativi, lassù, a 400 chilometri dalla Terra. 
Senza space shuttle dunque, l’invio in orbita dei moduli spaziali “cargo”, per il trasporto di rifornimenti di vario genere, è ormai da tempo affidata solo ai razzi vettori tradizionali. 

E ora, è pronto al lancio un nuovo modulo-cargo di rifornimento: il lancio è in programma per il 17 settembre dalla base spaziale americana della Virginia. 

Nuovi moduli pressurizzati per i rifornimenti agli astronauti  
Ora, oltre ai regolari voli delle capsule russe (senza equipaggio) “Progress M”, e a quelli un po’ più “cadenzati” dei moduli europei ATV, o del giapponese HTV, arriva una serie di nuovi moduli spaziali “cargo”, di realizzazione italiana, che ricordano quelli già costruiti, che ora fanno parte integrante, della Stazione Spaziale.  
Sono i “Cygnus”, che si stanno costruendo negli stabilimenti della Thales Alenia Space di Torino, e il primo è stato lanciato questa mattina per un volo dimostrativo o di “test” verso la ISS. 
I “Cygnus” sono un po’ più piccoli dei moduli logistici cargo, come quelli già costruiti in passato ed inviati verso la ISS: uno di questi, il “Raffaello” è invece rimasto attraccato alla stazione e ne é parte integrante della struttura. Hanno le dimensioni di circa un terzo rispetto ai moduli più grandi inviati con gli shuttle alla ISS, ma hanno comunque un’ottima capacità di carico. 

E’ un razzo vettore “Antares”, della Orbital Sciences, a inviare nello spazio i nuovi moduli realizzati a Torino dall’azienda che è frutto della joint venture tra la francese Thales e la nostra Finmeccanica, proprio assieme alla stessa società privata americana Orbital Sciences. Il lancio di questo primo “Cygnus”, così come i successivi, avviene dal poligono americano di Wallops Island, dove vengono lanciati i razzi “Antares”, che fino a poco tempo fa erano noti come “Taurus 2”.  
 
L’accordo siglato da Thales Alenia Space Italia con Orbital Sciences Corporation, porterà a realizzare nove moduli spaziali, in un programma commerciale chiamato Cygnus/PCM (Pressurized Cargo Module) in collaborazione con la Orbital, all’interno dello stesso servizio Commercial Resupply Services che la NASA ha contrattato anche alla SpaceX per i voli delle ormai celebri navicelle “Dragon”, che da quasi due anni vengono inviate verso la Stazione Spaziale Internazionale. 

Quasi a voler celebrare i 50 anni dell’Italia nello spazio  
Quando andrà ad agganciarsi alla Stazione Spaziale, dopo il lancio con il razzo “Antares”, e una volta sganciato dall’ultimo stadio del vettore, il “Cygnus” si dirigerà automaticamente verso la stazione spaziale, con la tecnica già riuscita per tre volte con il modulo cargo europeo ATV. Una volta arrivato nei pressi del sistema di aggancio, il braccio robotizzato della stazione spaziale lo “preleverà”, per poi agganciarlo al portellone “Nadir” del “Nodo 2” della ISS, dove resterà per 15 giorni. Dopo il completamento della sua missione, il modulo si staccherà dalla ISS facendo e si disintegrerà al rientro in l’atmosfera.  

A seguito del volo dimostrativo, Thales Alenia Space, nell’ambito del contratto CRS siglato da Orbital con NASA, fornirà a Orbital Sciences altri 8 moduli pressurizzati destinati al trasporto cargo – rifornimenti per l’equipaggio, ricambi ed esperimenti scientifici – per la Stazione Spaziale. 

La prima unità PCM, quindi “modulo cargo pressurizzato”, sarà seguita da altre tre unità in configurazione ”standard”, capaci di trasportare sino a 2.000 chilogrammi di materiale, e sarà completata da 5 unità in configurazione detta “enhanced” (cioè “maggiore”), con una capacita di trasporto aumentata fino a 2.700 chilogrammi. 

Il modulo pressurizzato Cygnus è costituito da un modulo di servizio, realizzato da Orbital, intergrato con il PCM sviluppato da Thales Alenia Space. Basati sull’esperienza trentennale nel campo delle infrastrutture e dei sistemi di trasporto, i moduli cargo pressurizzati si fondano sulle competenze e capacità acquisite nell’ambito dei precedenti programmi di sviluppo in ambito Stazione Spaziale Internazionale, come i già menzionati moduli logistici MPLM (Multi-Purpose Logistics Module), realizzati per conto dell’Agenzia Spaziale Italiana per la NASA, oltre all’ ATV (Automated Transfer Vehicle), realizzato da Thales Alenia Space per l’Agenzia Spaziale Europea ESA.  

Una curiosità storica tutta tricolore: il lancio avverrà dalla base americana di Wallops Island: proprio dove, nel 1964, fu lanciato il primo satellite italiano, il “San Marco 1” con un razzo americano “Scout”. Una lunga storia nello spazio, che con “Cygnus” sembra quasi voler celebrare i primi cinquant’anni dell’Italia nello spazio.